lo spazio non si chiude

COMUNICATO IMPORTANTE

Dopo il successo del Simposio Internazionale “vellaNOarte” ed i 5 anni di attività lo Spazio Liberato Ex Breda est (Sleb.est) si trova di fronte ad un bivio: o trovare una nuova sede, o ristrutturare questo vecchio edificio, o chiudere per sempre.

Per fare in modo che il futuro delle attività sia garantito dobbiamo trovare un accordo con il sindaco ed essere in molti, per trasmettere l’importanza dell’esistenza di questo luogo.

Quindi chiediamo a tutti i frequentatori (uomini e donne) di presidiare alle assemblee di gestione del lunedì sera alle ore 21:15, per creare un movimento di persone, abbastanza grande e tale da far sentire la nostra voce.

Ad oggi rischiamo veramente di chiudere!

Per far si che questo non avvenga, fatti vedere e non lasciare la responsabilità solo al collettivo di gestione. Partecipa! Il futuro dello Sleb.est è in mano di tutti!

Pistoia 12 giugno 2013

(per chi non lo sapesse è stato messo il lucchetto alla porta, quindi chi ne avesse le chiavi è pregato di non aprire al pubblico e possibilmente neanche agli amici, e di rispettare la decisione dell’assemblea)

Commenti dagli artisti del vellaNOarte 2013

KinKong (spagna) – “a Madrid non esistono spazi che organizzano cose così”

Tonn Elfrik (olanda) – “Big Organization”

Serge (cile) – “grazie infinite uno spazio così non può chiudere”

55

da Il Bofonchio

Comunque la si pensi oggi lo SLEBest rappresenta a Pistoia, con tutti i suoi difetti, uno spazio nel quale si crea e si elabora cultura. Le istituzioni locali si adoperino perché le esperienze che dentro di esso sono maturate non vadano perdute e possano diventare patrimonio di tutti.

67

dalla Casa Editrice Via del Vento

Un appello alle istituzioni, agli altri enti e privati di Pistoia perché uno dei pochi spazi cittadini di aggregazione sociale dove si fa cultura (vedi la recente manifestazione di Vellanoarte che ha interessato la città senza spese per il contribuente) e si avanzano proposte concrete (vedi quella sul riutilizzo immediato delle Ville Sbertoli) continui a vivere in una sua sede idonea.

84

dagli abitanti dello SLEB.est

“Non e’ mai documento di cultura senza essere, nello stesso tempo, documento di barbarie” (il patrimonio culturale ha immancabilmente un’origine a cui non si puo’ pensare senza orrore). Per questo l’attività culturale che si vuole come strumento di liberazione non può essere separata dall’attività politica, vertenziale e sociale, pena la trasformazione in appendice del potere costituito che punta a far diventare i luoghi dell’alternativa, semplici ammortizzatori del conflitto sociale. In un’epoca in cui è saltato il ruolo di mediazione del conflitto svolto dalle formazioni storiche della sinistra istituzionale e sindacale a causa della crisi (non c’è reddito da ridistribuire, lasciando intatti i livelli di profitto), è solo la capacità di tenere insieme conflitto sociale, economico e culturale che può portare a conseguire vittorie parziali. Se questo non è dato, ognuno passi il tempo come meglio crede.

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da Simone Piazzesi

Al Vellano Arte On Tour ci sono stati 70 artisti da tutto il mondo per una settimana di teatro e arte di vario tipo, ospitati in spazi pubblici e case private, un’organizzazione imponente a costo (quasi) zero finanziata con buffet, magliette e pesche di beneficienza. La dimostrazione che si possono fare grandi eventi anche senza spendere migliaia di euro. La dimostrazione di come uno spazio come lo SLEBEST possa produrre cultura di alto livello e fare da ammortizzatore sociale (vero) includendo emarginati e integrati, disgraziati e benestanti, giovani e anziani, italiani e stranieri. Non sono tante le realtà in grado di farlo e tutto rischia di sparire per sempre perchè politicamente (o meglio, partiticamente) questo spazio non è allineato con nessuno. Anche visivamente, la palazzina fatiscente dello SLEB fa emergere il contrasto tra due idee di città (la nascente “nuova Firenze” e la morente “vecchia pistoia”) che forse è meglio non rimarcare troppo. Nel merito, lo spazio non è ristrutturabile e continuare a frequentarlo è un rischio per l’incolumità di tutti. L’unica alternativa è un nuovo spazio non utilizzato dalla città, che potrebbe essere rivalorizzato per farlo diventare un motore di cultura e integrazione (le ville Sbertoli? l’ex inpdap? l’ex chiesa di san lorenzo? l’ex ospedale?). In caso contrario ci rimarrà l’amarcord di “com’erano forti quei ragazzi che facevano tante cose in quella palazzina diroccata, ah signora mia… non ci sono più gli spazi liberati di un volta”.

146

dagli abitanti dello SLEB.est

In 5 anni, grazie all’occupazione e al successivo comodato d’uso gratuito, abbiamo potuto ospitare iniziative politiche, sociali ed artistiche. Abbiamo accolto, nelle nostre misere possibilità, chi ne aveva bisogno. Abbiamo dato spazio a tutti coloro che ne facevano richiesta per iniziative, incontri, azioni di solidarietà, progetti di vario genere, laboratori, eventi. Abbiamo collaborato con realtà antifasciste e migranti. Abbiamo operato con il Comitato dell’Acqua, con il Comitato Palestina, con il Comitato Sarhawi, con il Comitato Contro l’Inceneritore di Montale-Agliana e quello di Parma, con l’Ho Chi Minh, con le Comunità degl’Elfi, con il Movimento No Tav (di firenze), con vari Circoli ed Associazioni della zona, con l’Università di Firenze, con il Comitato Beni Comuni, con la Fondazione Nuova Specie, con gli Anarchici Pistoiesi, con il Comitato 1° Maggio e molti altri. Abbiamo incontrato e messo in opera le buone pratiche della vita con artisti, professori, dottori, scrittori ed attivisti di tutto il mondo e tutto autofinanziandoci e senza chiedere soldi a nessuna istituzione (ne privata, ne pubblica), con un bilancio economico positivo, e questo grazie alle nostre forze ed a quelle di tutti/e coloro che hanno creduto, come noi, in questo percorso comune.

Adesso abbiamo bisogno di tutti! Presto la petizione per la richiesta di una residenza decente allo spazio liberato, sarà on line. Diffondete e quando sarà il momento firmatela e fatela firmare.

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da Fiorella A. Scorrano

Ci sono forme di convivenza e di convivio che si ispirano a modelli culturali capaci di stimolare un qualsiasi lettore dei fatti. Ogni forma sociale condivisa è un atto di riguardo rispetto a chiunque sia contemporaneo.

Le molteplici attività del territorio toscano contemplano montagne di finanziamenti, autorizzazioni, facilitazioni a favore degli eventi. Volendo anche ignorare, come comunque la regione sia sensibile a Manifestazioni artistiche e di formazione (vedi i numerosi corsi attivati allo Sleb.est), alle mostre, ai festival,ai convegni,alla partecipazione attiva e pacifica a tematiche universali: RESTA IL FATTO CHE LO SLEBEST (centro di aggregazione, di diffusione e profusione di contenuti Documentabili) è ANCORA IGNORATO DALLE ISTITUZIONI TERRITORIALI.

L’adesione spontanea alle attività di vario tipo è segno di nuova civiltà consapevole di quanto le cause sociali siano di esclusivo interesse pubblico. Questo faro guida lo Sleb.est . Ciò permette di accogliere quelle necessità di una cultura otre le sale dei teatri, e dei club esclusivi. La mancanza di un luogo idoneo è un grave atto di omissione, non nei riguardi di chi opera allo Sleb.est, ma nei riguardi di tutto il resto della popolazione.

La cultura non si fa accumulando titoli, essa sente il motore della società e lo trattiene confezionandolo nelle più concrete forme espressive e di organizzazione. La cultura è seme.

152

Da Linda Di Giacomo

E’ tanto che voglio venire a conoscervi e per un motivo e per l’altro non ci sono mai riuscita. Conto comunque che succederà molto presto. Se pensate che i miei burattini possano darvi una mano in questo momento, io li metto a disposizione. A presto.

87

lo sleb.est è stato inserito nella tesi di studenti di architettura:

(qua alcune cose scritte in proposito senza mettere i rif. o le citazioni,
così, tanto per curiosità .. visto che siamo soggetti di studio
e analisi sociologica).

Il centro [sociale] appare in primo luogo uno spazio razionale in quanto tale e, da questa configurazione, trae legittimità agli occhi di chi partecipa alla sua attività. […] mantiene una forte configurazione di gruppo orientata all’azione verso l’esterno e anche gli aspetti simbolici di rinsaldamento della coesione interna, di identificazione con la finalità del gruppo, di cura delle relazioni interrogative. […] Non solo quindi una vetrina della nuova composizione sociale, ma un laboratorio di culture, stili di vita, comportamenti, forme dell’agire politico in diventare.

Un arcipelago di “spazi liberati”, strappati al degrado urbano, […] “Spazi dove vivere le cose negate”. […] Ad essere negati non sono semplicemente degli spazi fisici, ma la possibilità stessa di un certo tipo di relazioni sociali che sono alla base del concetto moderno di urbanità. […] Sono luoghi “morti”, che hanno sospeso la propria funzione vitale. Quando vengono occupati, tornano in un certo senso a “vivere”.

Il Centro Sociale è […] un luogo fisico e temporale di incontro e di trasformazione dei flussi […] che, in quel punto di crisi, subiscono una modificazione che li stravolge e li piega in modi inattesi, a volte intempestivi, sempre alterizzanti. Il Centro Sociale non governa i flussi […] anzi li chiama e li attrae tutti a decidere della propria ingovernabilità.

L’autorappresentanza degli interessi diviene, per i Centri Sociali Autogestiti (CSA), sempre più coincidente con l’affermazione del diritto alla diversità, ovvero del diritto ad uno spazio separato dove costruire e preservare forme identitarie e di socialità in buona misura aliene dal contesto locale e dalle sue trasformazioni.

Abitare significa lasciare impronte.
Il graffito è una tecnica di sovversione dell’architettura. […] Il primo esperimento umano di introspezione, di espressione delle proprie emozioni, dei propri desideri, il primo esperimento di cultura delle immagini […] inesprimibile, attraverso la parola.

Lo Spazio Liberato ex Breda est nasce dall’esigenza di alcune associazioni, diverse fra loro, di dotare il territorio di un centro di aggregazione sociale inteso come luogo dove diverse espressioni culturali e/o politiche possano operare e confrontarsi. Uno spazio aperto a collaborazioni e contaminazioni politiche, culturali e artistiche. Un luogo per il libero apprendimento del vivere in comune e in cui ognuno possa esprimere la propria soggettività aprendosi al territorio in un rapporto di scambio reciproco.
Situato nell’edificio direzionale della exBreda, scelta basata su motivi pratici ma anche simbolici quale opposizione alla mentalità speculativa attuata negli edifici di fronte. Il sito si dimostra carico di significati e potenzialità, quale luogo di socialità e crescita collettiva.

Da interviste ed analisi visive del luogo, si evidenzia il rapporto dialogico fra spazio e habitanti. L’uno che influenza le attività al suo interno dimostrandosi allo stesso tempo ricco di potenzialità ma anche di punti critici legati alla fatiscenza dello stabile perlopiù dovuta ad un difficile dialogo con le istituzioni. Gli altri scoprendone le affordance o elaborandone di nuove non progettate, arricchiscono lo spazio personalizzandolo con graffiti e artefatti di ogni genere. Da questa analisi si riscontra inoltre l’identità del luogo, non come un semplice “luogo pubblico”, ma come uno “spazio collettivo”, fulcro di un dialogo fra molteplici gruppi distinti, realtà disagiate ed attività culturali anche di alto livello stimolate dalle potenzialità dell‘oggetto architettonico.

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